Dopo 8 giornate, 6 punti raggranellati, una sola vittoria centrata e 15 reti incamerate, il bilancio è terrificante. La classifica è spietata. Le statistiche allarmanti. Tesser continua a schierare calciatori incompatibili. 

 

Inutile nasconderlo: è un lupo decotto, esangue, svampito. I propositi estivi, la presentazione di Tavano, la rivalsa su Rastelli, i proclami del presidente: tutto distrutto. Dopo 8 giornate, 6 punti raggranellati, una sola vittoria centrata e 15 reti incamerate, il bilancio è terrificante. La classifica spietata. Le statistiche allarmanti.

 

Contro le rondinelle, questa volta, la direzione arbitrale non ha ammantato le défaillance di un’orchestra assortita male e diretta peggio. Il quartetto difensivo ha palesato tutti i suoi limiti contro una squadra coriacea e propositiva, coordinata da un tecnico abile a far breccia nelle crepe della Maginot irpina. Il centrocampo biancoverde non ha fatto filtro ed è stato risucchiato dalla ragnatela intessuta dall’ottimo Boscaglia. E se non fosse stato per Frattali, decisivo in più di un frangente, il Brescia avrebbe fatto sua l’intera posta in palio (in occasione del 3-2 ed al secondo minuto di recupero).

 

Impossibile, a questo punto, non evidenziare le carenze strutturali ed i mancati correttivi apportati in sede di calciomercato. La società negli ultimi anni non ha sbagliato un colpo ma non sempre si può sperare di ottenere il massimo risultato profondendo il minimo sforzo. Non convince la misteriosa cessione di Schiavon (imputatata al tecnico che ha smentito tutto in conferenza stampa), ma soprattutto desta più di una perplessità l’assemblaggio della retroguardia orfana delle colonne Ely, Pisacane e Bittante e svigorita dalla presenza di pedine incompatibili (Rea, Ligi, Nitransky, su tutti) che hanno reso ben al di sotto delle attese. Nelle ultime due apparizioni al Partenio la porta di Frattali è stata violata per ben sette volte: se i numeri sono lo specchio dell’anima, l’Avellino di oggi è solo il riflesso del nugolo di gladiatori che hanno infiammato l’arena del partenio, al culmine di in un biennio indimenticabile.

 

Tesser, ad oggi, è il principale artefice del tracollo biancoverde. Il ruolo del tecnico impone elasticità ed umiltà: non si può lavorare durante l’intera preparazione estiva ad un solo schema imperniato sul trequartista. Il campionato cadetto prevede un dispendio immenso di energie ed un ricambio continuo dei calciatori a seconda delle contingenze; lavorare su una molteplicità di moduli è condizione necessaria considerato il numero delle gare da affrontare. L’ex trainer del Novara è apparso cocciuto ed irremovibile nonostante gli scarsi risultati ottenuti. Non si comprende, inoltre, l’epurazione di Chiosa, la riconferma di Visconti al posto di Giron (qualcuno gli disegni una diagonale), e la mancata richiesta di un centrale di peso. Nelle prime sei giornate è stato schierato un centrocampo a tre composto dai soli Insigne Zito ed Arini, unico incontrista in mediana puntualmente travolto dagli avversari. Un’impostazione tattica esiziale e controproducente incardinata su una difesa altissima e preda dei contropiedi avversari, su una mediana inconsistente ed un attacco poco avvezzo alla fase di copertura. Come se non bastasse Tavano e Trotta hanno ancora una volta mostrato scarsa intesa e difficilmente potranno trovare la quadra. L’ex Empoli, corre, sgomita e battaglia come un leone ed è costretto ad un lavoro di gran sacrificio che ne mina la lucidità negli ultimi secidi metri. Il numero 7 casertano (Sarri docet), ha bisogno dell’apporto di una seconda punta mobile che possa proiettarlo a rete con precisi filtranti: al momento l’unico elemento presente in rosa con tali caratteristiche è l’assente forzato Castaldo; Mokulu e Trotta sono e rimarranno prime punte.

 

Le prossime sfide rappresenteranno il crocevia di una stagione intera. La classifica è da brividi. Il prosieguo, un campo minato. L’Avellino ha l’obbligo morale di invertire la rotta a qualunque costo. Un debito di riconoscenza nei confronti di chi, nel bel mezzo della tempesta, non ha mai chinato la testa.

 

di Maurizio de Ruggiero

Twitter: @Mauderuggiero

 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

 

 

Ricerca personalizzata

Secondo codice: