Un banco di nubi si staglia minaccioso nel cielo di Avellino. Colpi di scena. Smentite. 

Trattative occulte. Manca poco meno di una settimana all’inizio del campionato, ma l’attenzione dei tifosi è rivolta a vicende che col calcio giocato hanno poco a che fare. Dopo gli abboccamenti degli ultimi mesi, emergono nuovi retroscena sulla cessione della società biancoverde. Tanto è vero che al triplice fischio dell’amichevole con il Frosinone, Walter Taccone ha incontrato tre noti imprenditori interessati all’acquisto del 50/60% delle quote societarie: Angelo Ferullo e i fratelli De Sarlo.

Il primo, natio di Anzio, con interessi nel ramo dell’edilizia sportiva e del turismo, in passato direttore generale della Lupa Roma è noto per aver rilevato le quote del Latina (ricoprì la carica di presidente) per soli 43 giorni per poi cedere lo scranno a Benedetto Mancini. Ma non è tutto. Undici anni dopo calciopoli, l’ex numero uno Laziale si avvarrebbe della collaborazione esterna di Luciano Moggi, ex direttore generale della Juventus, radiato a vita dalla Corte Federale ed ora Consulente del "Partizani Tirana" (storica compagine Albanese). Una carta già tentata da Massimo Pugliese nel lontano 2005 e che sfociò negli acquisti disastrosi di Masiello e Budjanskij (i Lupi retrocessero ai play out contro l’Albinoleffe). 

ORGANICITA'- Il Caronte di Anzio dividerebbe equamente la sua quota con i fratelli De Sarlo, businessmen di Battipaglia titolari di “Ad Logistica”, un’azienda specializzata nel settore dei rifiuti sulla quale da tempo indagano diverse procure, compresa quella antimafia. Il nome degli imprenditori spuntò, in passato, anche tra le pagine dello scioglimento del consiglio comunale di Battipaglia per infiltrazioni camorristiche, congiuntamente ad altri soggetti notoriamente collegati al clan dei Casalesi, in merito alla gestione del servizio di rimozione dei veicoli sequestrati, per il reato di illecito traffico di rifiuti e falsificazione di certificati di analisi e documenti di trasporto nella “terra dei fuochi”. 

Come se non bastasse, la moglie di uno dei fratelli De Sarlo (Antonio), risulta essere figlia di Cosimo D’Andrea, un noto rappresentante camorristico ormai defunto considerato elemento operativo alla N.C.O. di Raffele Cutolo, radicata, tempo addietro, nella Piana del Sele. Un quadro a tinte fosche da fare invidia all’urlo di Munch. Una prospettiva, inconfutabilmente, avvilente sotto ogni aspetto. Possibile che Taccone voglia snaturare a tal punto la propria creatura? Possibile che il presidente preferisca cedere le quote ad “imprenditori” non irpini dal curriculum, peraltro, angosciante? Cosa si nasconde dietro l’imminente ingresso in società? La sensazione è che l’apparente quiete di questi giorni sia solo il preludio all’ennesima colossale tempesta.

 

di Maurizio de Ruggiero

 

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